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Galline libere

Dal primo gennaio 2012 l’Europa ha messo al bando le gabbie per le galline ovaiole. L’allevamento in batteria è quindi diventato illegale. Ma ovviamente noi siamo italiani, abbiamo bisogno di tempo, in fondo abbiamo avuto solo 13 anni per adeguarci. Troppo poco. E ovviamente andremo incontro a sanzioni da parte dell’UE. E chi paga? Va beh, lasciamo perdere…

Segnalo l’iniziativa della LAV, Galline Libere, davvero simpatica (soffermatevi qualche minuto sulla gallina cicciosa ^^), su come riconoscere la tipologia di allevamento da cui provengono le uova che mangiamo.

Frau Holle

Al Goethe-Institut mi è stato regalato un calendario del 2012 con foto di dubbio gusto, ma con una sorpresa decisamente gradita: dietro ogni mese c’è una fiaba in tedesco! E che cosa posso farne, se non tradurla? La prima è dei fratelli Grimm, ovviamente, e si intitola Frau Holle. È già stata tradotta, ma poco importa, le fiabe non muoiono mai ed è bene ritradurle ogni tanto, no? Perciò, ecco a voi Madama Holle. 

Una vedova aveva due figlie, una bella e diligente, l’altra brutta e pigra. La donna, però, amava molto di più la figlia brutta e pigra, perché era la sua vera figlia, mentre l’altra doveva sbrigare tutte le faccende ed essere la Cenerentola della casa. La povera fanciulla doveva sedere tutti i giorni sulla grande strada accanto a un pozzo e filare così tanto che il sangue le schizzava dalle dita. Un giorno, però, accadde che il fuso era talmente insanguinato che la ragazza si chinò sul pozzo per lavarlo, ma le scivolò dalle mani e cadde nel pozzo. La fanciulla si mise a piangere, corse dalla matrigna e le raccontò la disgrazia. Ma la matrigna la rimproverò così aspramente e fu così crudele che le disse: “Hai fatto cadere il fuso, adesso vallo a riprendere.”

Così la fanciulla tornò al pozzo, senza sapere da dove cominciare. A malincuore saltò nel pozzo per recuperare il fuso. Perse i sensi, e quando si svegliò e si riprese, si ritrovò sul un bel prato dove splendeva il sole e c’erano migliaia di fiori. S’incamminò per il prato e giunse a un forno pieno di pane; ma il pane urlava: “Ah, tirami fuori, tirami fuori, altrimenti brucio. Sono cotto da tempo.” Allora la fanciulla si avvicinò e tirò fuori le pagnotte una dopo l’altra. Poi proseguì il suo cammino e giunse ad un albero carico di mele che la chiamava: “Ah, scuotimi, scuotimi, le mie mele sono tutte mature.” Quindi scosse l’albero così tanto che le mele caddero come pioggia, e lo scosse finché non ne rimase nessuna. Non appena finì di accatastarle, proseguì per la sua strada.

Finalmente arrivò ad una casetta da cui sbirciava un’anziana signora, che aveva denti così aguzzi che la fanciulla si spaventò e tentò di fuggire. L’anziana signora, però, le gridò dietro: “Di che cosa hai paura, cara ragazza? Resta con me; se sbrigherai tutte le faccende di casa come si deve, andrà tutto per il meglio. Devi solo fare attenzione a rifarmi il letto per bene e a scuotere con cura le coperte, affinché le piume volino e la neve cada nel mondo. Io sono Madama Holle.” Poiché l’anziana donna le parlò con tanta dolcezza, la fanciulla si fece coraggio e accettò di prendere servizio. Si preoccupava di soddisfarla in tutto e scuoteva sempre le coperte con forza, in modo che le piume volassero tutt’intorno come fiocchi di neve. In cambio viveva bene, non le veniva mai rivolta una parola cattiva e riceveva sempre buon cibo.

La fanciulla viveva ormai da tempo da Madama Holle, ma si rattristò e all’inizio non capiva che cosa le mancasse. Finalmente capì che aveva nostalgia di casa; nonostante lì stesse mille volte meglio che a casa, sentiva il desiderio di tornarci. Infine disse alla signora: “A casa non ho vita facile, ma se neanche qui sto bene, allora non posso restare più a lungo, devo tornare dai miei.” Madama Holle disse: “Mi fa piacere che tu voglia tornare a casa, e siccome mi hai servito così devotamente, sarò io stessa ad accompagnarti.” La prese per mano a la condusse fino ad un grosso portone. Esso si aprì e, quando la fanciulla passò, cadde una forte pioggia d’oro, il quale le rimase attaccato addosso, ricoprendola tutta. “Te lo meriti, perché sei stata molto diligente”, affermò Madama Holle, restituendole anche il fuso che le era caduto nel pozzo. Poi il portone si chiuse e la fanciulla si ritrovò su nel mondo non lontano dalla casa di sua madre. E non appena entrò nel cortile, il gallo seduto sul pozzo gridò: “Chicchirichì, la nostra fanciulla d’oro è tornata qui.”

La fanciulla andò dalla madre, e poiché era ricoperta d’oro, fu accolta a braccia aperte da lei e dalla sorella. Raccontò tutto ciò che le era accaduto, e quando la madre sentì come si era guadagnata quella ricchezza, volle procurare la stessa fortuna alla figlia brutta e pigra. Così anche l’altra figlia dovette sedersi vicino al pozzo a filare e, per insanguinare il fuso, si punse le dita in una siepe di rovi. Poi gettò il fuso nel pozzo e saltò dietro di lui. Giunse, come la sorella, sul bel campo fiorito e intraprese lo stesso cammino. Quando arrivò al forno, il pane urlò di nuovo: “Ah, tirami fuori, tirami fuori, altrimenti brucio. Sono cotto da tempo.” Ma la fanciulla pigra rispose: “Come se avessi voglia di sporcarmi!”, e proseguì. Giunse poi all’albero di mele, che gridò: “Ah, scuotimi, scuotimi, le mie mele sono tutte mature.” Ma lei rispose: “Appunto, e se me ne cade una in testa?” Quando arrivò davanti alla casa di Madama Holle non la temeva, perché aveva già sentito parlare dei suoi denti aguzzi, e si mise subito al suo servizio. Il primo giorno si fece forza, fu diligente e seguiva Madama Holle quando le diceva qualcosa, perché pensava a tutto l’oro che le avrebbe regalato. Ma il secondo giorno cominciò ad oziare, il terzo ancora di più, e il giorno dopo non voleva proprio alzarsi. Non faceva neanche il letto di Madama Holle come avrebbe dovuto, e non ne scuoteva le coperte per far volare le piume. Questo a Madama Holle non piacque affatto e pose fine al servizio della ragazza. La fanciulla pigra ne fu contenta perché pensava alla pioggia d’oro che le spettava. Madama Holle la condusse al portone e, quando la fanciulla passò, invece della pioggia d’oro fu rovesciato un grosso calderone di pece. “Eccoti la ricompensa per i tuoi servigi”, disse Madama Holle, e chiuse il portone. La fanciulla arrivò a casa tutta ricoperta di pece, e il gallo sul pozzo gridò: “Chicchirichì, la nostra fanciulla sporca è tornata qui.”

La pece, però, non voleva staccarsi, e le restò attaccata addosso fino alla fine dei suoi giorni.

Corso di cucina

Sabato mattina ho iniziato il corso di cucina vegana presso Eataly Lingotto, dalle 10 alle 14. Mi sono iscritta un mesetto fa quando mi è arrivata la newsletter dei corsi di quest’anno. Tutti mi chiedono con occhi sbarrati: “Ma vuoi diventare vegana??” La risposta è no, né ora né mai. Sarebbe davvero troppo difficile mantenere uno stile di vita simile, sono troppo golosa e mi piacciono le cene con gli amici, e da buona italiana adoro la pizza mozzarellosa e il gelato. Quindi, direi di no. Mi sono iscritta perché sono curiosa, mi piace sperimentare nuovi modi di cucinare, di vivere il cibo, scoprire nuovi alimenti, e soprattutto ampliare i miei orizzonti culinari :) Mi sono sempre chiesta di che cosa vivesse un vegano, come facesse a fare a meno del formaggio, del latte e delle uova. E questo corso serve proprio a questo. Sabato si è parlato di cereali, li abbiamo guardati, annusati, toccati e…beh, mangiati, ovviamente! E quanto erano buoni! Farro, miglio, quinoa e bulgur in ricette che vi proporrò più avanti. Sono uscita che volevo morire da quanto ero piena. E poi sono subito andata a comprare la quinoa al Ponte di Avigliana (ormai sono di casa, prima o poi chiederò la residenza). Le prossime lezioni saranno dedicate ai legumi e ai dolci. Non vedo l’ora! E nel frattempo, per non farmi mancare nulla, mi sono iscritta a un corso di panificazione a Rivoli.

Una volta finiti entrambi i corsi proporrò una cena veg dalla A alla Z con tantissimo pane ^_^

Cavolo, che involtini :P

Vi presento i miei involtini con foglie di cavolo verza e ripieno di riso alla zucca, una ricetta invernale e gustosa! La trovate in due varianti: una sotto “secondi” e l’altra sotto “ricette veg“. Buon appetito!

Nuovo anno, nuova ricetta

Un contorno portafortuna (o porta soldi, ancora meglio) per il nuovo anno!

Basta, sono esausto!

È giunto il momento di affrontare l’argomento “olio esausto”, cioè l’olio di frittura che non riutilizziamo, ma buttiamo. Ma dove??

La maggior parte di noi, me compresa fino a un annetto fa, lo butta nel lavello o nel wc. Errore! L’olio alimentare esausto (olio di semi, di soia, d’oliva ecc.), se buttato nel lavandino o nel wc, può danneggiare le tubature, soprattutto se ancora caldo, e danneggia sicuramente l’ambiente: inquina le falde acquifere e forma uno strato sottile sull’acqua, il quale non fa penetrare i raggi solari necessari alla vita di flora e fauna acquatiche, oltre ad avere un alto costo di depurazione.

Ognuno di noi può fare una cosa molto semplice: raccogliere l’olio alimentare esausto in un contenitore, spesso fornito dal comune stesso, e portarlo nelle isole ecologiche della propria città o direttamente nei punti di raccolta dell’olio esausto, se presenti in zona. Non ci costa fatica né soldi, soprattutto perché per riempire, ad esempio, una bottiglia passano mesi.

Come viene riciclato? Per ora se ne ricavano soprattutto prodotti come biodiesel, lubrificanti e glicerina per saponificazione.

Per curiosità, leggete che cosa hanno fatto in Spagna ;)

Stesso discorso per l’olio delle auto: non gettatelo nei tombini o nel lavandino, perché potete portarlo direttamente ai rivenditori che lo ritirano gratuitamente o presso le isole ecologiche.

2011 in review

Come ogni anno (questa volta in modo più colorato ^^) WordPress manda ai suoi blogger il resoconto dell’anno appena conlcuso. Perché non condividerlo con chi mi legge e augurare, così, un felice 2012?

Happy new year, followers!

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 2,700 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 45 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

L’ho già pubblicato in una nota su Facebook, ma ci tengo a ribadirlo anche qui. Ecco la lettera di un consulente del Centro Contabile Intesa San Paolo di Moncalieri:

«Sono passati quattro mesi da quando noi consulenti al Centro Contabile Intesa San Paolo di Moncalieri non possiamo più sostare all’interno della struttura e siamo costretti a parcheggiare le auto nel vicino centro commerciale (con disco orario di tre ore… e conseguente rischio di multe o uscita dal luogo di lavoro ogni tre ore). Ovviamente, nonostante la promessa (da parte della banca e del Comune) di un impianto semaforico o di una passerella, dobbiamo ancora attraversare a piedi un tratto di tangenziale. Vorrei solo segnalare al Comune di Moncalieri che alcuni lampioni non funzionano e ora, la sera attraversiamo addirittura al buio (magari con nebbia o pioggia). E poi si parla di sicurezza sul lavoro».

Nonostante le proteste, la petizione firmata e mandata al Sindaco, il malcontento generale di chi ogni mattina rischia la vita per recarsi sul posto di lavoro, il Comune e il Centro mantengono il loro silenzio e la loro indifferenza. Carina l’iniziativa del Movimento 5 Stelle di Moncalieri di far attraversare la gente bloccando temporaneamente il traffico improvvisando un attraversamento pedonale.

Che cosa aspettano? Il morto, mi pare ovvio. Incidente di C.so Peschiera docet.

A volte

A volte per capirsi basta prendersi un po’ di tempo per guardarsi negli occhi, magari con un buon bicchiere di vino a fare da contorno :)

Ritorno al passato

Lo Stammtisch di ieri sera mi ha proiettato nel passato, non troppo lontano ma ormai un po’ sfocato, delle serate Erasmus, in cui si passava la serata a chiacchierare, ridere e scherzare con persone di altre nazionalità, rigorosamente in tedesco o in inglese. Ecco, la marcia in più della serata di ieri è stata poter condividere queste emozioni con alcuni amici di sempre visti in un contesto diverso e davvero gradevole.

E poi c’è quella dannata nostalgia che in queste occasioni torna sempre e si ripropone per giorni. Dall’Erasmus non si torna mai del tutto, ci sono immagini, odori e momenti che si nascondono in un angolo del cervello e che quando tornano in superficie restano lì a galleggiare per un po’ di tempo. Ora sta a me decidere se lanciargli o meno un salvagente :)

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